I dati europei dicono che l’Italia è al 25° posto su 28 Paesi per grado di digitalizzazione. È stato fatto molto negli ultimi anni ma evidentemente non basta perché gli altri fanno di più e meglio. Serve una scossa, nella Pubblica Amministrazione come nelle imprese. E deve venire anche dal nuovo Governo.
Peggio di noi riescono a fare solo Bulgaria, Grecia e Romania. I dati dell’ultimo DESI 2018 (The Digital Economy and Society Index dell’Unione Europea) sono una scossa che non può lasciare indifferenti: l’Italia è al 25 posto su 28 Paesi, nella coda di una classifica guidata da Danimarca, Svezia e Finlandia.
Abbiamo fatto, stiamo facendo ma troppo poco perché gli altri evidentemente fanno di più e meglio. Irlanda, Cipro e Spagna, per esempio, negli ultimi quattro anni hanno fatto enormi progressi e infatti stanno risalendo la classifica, lasciando indietro Paesi come l’Italia. Purtroppo.
Non ci possono essere dubbi. Urge una decisa accelerazione. Proprio in questo momento in cui si chiude la lunga e travagliata fase post-elettorale con un nuovo governo a cui è possibile e persino dovuto chiedere un impegno e una netta assunzione di responsabilità sugli investimenti in ricerca, innovazione, cultura per poter garantire una vera crescita al Paese.
Perché, non mi stancherò mai di dirlo, il faro della politica non solo serve a tracciare la rotta ma produce anche attenzione, a partire dai media, e di conseguenza diffusione di concetti e cultura digitale tra i cittadini. Basti pensare a quel che è accaduto con Industria 4.0. Fino a tre anni fa era un termine noto solo fra gli addetti ai lavori, soprattutto accademici. Dopo il piano di incentivi deciso dal governo Renzi è diventato concetto diffuso tra gli imprenditori e non solo. Io mi sono sentito chiedere da mio figlio, 16 anni: ma che cos’è questa Industria 4.0?
L’innovazione deve diventare una priorità politica, da affrontare con grande coraggio. Il coraggio di innovare con le tecnologie digitali. Digital by default è stato nel 2015 lo standard deciso dal governo britannico per la pubblica amministrazione, con un obiettivo ambizioso: i servizi per i cittadini devono essere erogati in primo luogo sui canali digitali. In Italia siamo ancora molto lontani.
Come ho avuto modo di dire in occasione del recente ForumPa, la pubblica amministrazione italiana, come anche la maggioranza delle imprese, sono ancora molto indietro. Troppo. Non basta più dare priorità al digital, si può e si deve andare oltre: InnovationFirst abbiamo detto in occasione della recente campagna elettorale per invitare tutte le parti politiche a prendere coscienza del problema e delle opportunità.
L’innovazione e le tecnologie digitali possono rappresentare la soluzione di molti nodi strutturali del Paese, dalla produttività del lavoro all’efficienza e trasparenza della Pubblica Amministrazione. In una sola parola: la competitività delle imprese e del Paese tutto. Serve l’innovazione e serve anche molto coraggio. Anche il coraggio di spostare l’interruttore con decisione, di interrompere forzatamente vecchie pratiche per introdurne di nuove. Come è accaduto con la fatturazione digitale verso la Pubblica Amministrazione e come avverrà anche per la fatturazione fra imprese.
Due scelte vere che faranno sentire i loro effetti nei prossimi anni su tutto il sistema economico nazionale, perché dalla fattura digitale si attiveranno processi più importanti di digitalizzazione di molti processi aziendali.
Questo è il momento per insistere su InnovationFirst per evitare di trovarci fra pochi anni all’ultimo posto della classifica digitale dell’Europa.
L’autore:

Andrea Rangone
È professore ordinario di Strategy & Marketing e di Digital Business presso il Politecnico di Milano (attualmente in aspettativa). È co-fondatore e Chief Executive Officer di Digital360. È stato Coordinatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, che ha cofondato nel 1999. È stato Direttore di numerosi Master e Corsi Executive presso il MIP, la Business School del Politecnico di Milano ed è autore di numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali nelle aree strategia, gestione strategica dell’ICT e digital business. Ha fondato e finanziato diverse startup in ambito digitale.
Questo artico è tratto dal “Dossier Economia Digitale”, pubblicato dall’Associazione I Copernicani nel mese di ottobre 2018



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