Sintesi e video dell’incontro “Big tech e DEI. L’inclusione all’alba del trumpismo”

A seguito dell’ordine esecutivo del presidente Trump di smantellare le politiche di equità e inclusione, DEI, in tutte le articolazioni dello Stato Federale, le grandi aziende tecnologiche sono state le prime ad allinearsi. Cinque associazioni, Base, Copernicani, Equall, AIxIA e PopAI ne hanno discusso durante una tavola rotonda online svoltasi il 19 febbraio.

Pur riconoscendo alcune criticità e possibili eccessi della woke culture, la questione dell’importanza della diversità, dell’inclusione e dell’equità non è una questione di né di destra né di sinistra; è un’imprescindibile questione di civiltà. Si è sottolineata l’importanza della diversità e dell’inclusione nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nelle politiche aziendali del capitalismo di piattaforma.

Emanuela Girardi (PopAI) sottolinea la necessità di diversità nei gruppi di sviluppo tecnologico per contrastare pregiudizi. Inoltre, portando l’esempio di Taiwan e dell’ex ministro al Digitale Audrey Tang, Emanuela ha sostenuto la necessità di approfondire e condividere le best practice di strumenti digitali collaborativi che hanno dimostrato la loro efficacia nella partecipazione attiva della cittadinanza.

Copernicani hanno rilanciato, manifestando la loro disponibilità a mettere a fattor comune la loro esperienza diretta sui SW open source a cui allude la ministra.

Piero Poccianti (AIxIA) enfatizza l’importanza della diversità di idee per il funzionamento della democrazia.

In apertura Marco Bentivogli (Base) ha ricordato come molte aziende stiano interrompendo i sistemi di flessibilità lavorativa introdotti durante la pandemia, sottolineando la necessità di un cambiamento culturale più profondo.

Dibattendo sull’impatto delle politiche anti-DEI negli USA, Nadia Fabrizio (Copernicani) evidenzia sia i progressi ottenuti che le sfide ancora presenti. Soprattutto, l’importanza dell’educazione digitale e dello sviluppo del pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale sono considerati unanimemente la risposta più efficace a questa sfida, anche se tutti ritengono opportuno di redigere una lettera aperta per sostenere queste iniziative.

In aggiunta, Costanza Hermanin (Equall) ha evidenziato la rilevanza ai fini della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la raccolta e diffusione di ricerche che dimostrano gli effetti delle tecnologie digitali e dell’IA sulla diversità e sull’orientamento delle opinioni. Infine, tutti gli intervenuti hanno riconosciuto l’opportunità di organizzare un prossimo dibattito fra due mesi per seguire l’evoluzione delle politiche di equità, inclusione e diversità nel mondo corporate statunitense (oltre alle big Tech diversi gruppi da Walmart ad Accenture hanno abbandonato programmi aziendali DEI) e per monitorare il rischio di emulazione da parte di corporation europee, ampliando il gruppo di partecipanti.

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