Anche se l’Italia ha completamente eliminato la produzione di energia nucleare a seguito del referendum del 1987, riconfermando la volontà popolare con il consulto del 2011, si è tornati a parlare di energia da fissione. Negli anni ’60 eravamo la terza nazione al mondo a generare energia dalla fissione dell’atomo. Del resto, oggi, l’Italia, pur non producendo un kilowattora di energia nucleare ma importandone dai vicini reattori francesi e svizzeri, è rimasta un paese di punta nella ricerca tecnologica nucleare con quattro rettori di ricerca in attività.
Anche prima della guerra in Ucraina quando la sovranità energetica era un termine misconosciuto ai più, e in cima all’agenda politica incombeva l’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni di CO2 al 2030, il Ministro Cingolani, spiazzando molti, aveva affermato che lo studio del nucleare di nuova generazione andrebbe considerato senza pregiudizi ideologici. A favore della tesi che il nucleare potrebbe avere un ruolo nella transizione energetica sono risultati 42% degli italiani, secondo un sondaggio condotto a ruota da SWG dopo l’apertura del Ministro. A rafforzare il riconoscimento del nucleare come fonte sostenibile, è arrivata la sua inclusione nella tassonomia verde da parte della Commissione Europea. Il valore aggiunto dell’energia nucleare nella lotta contro il cambiamento climatico si riassume in un solo dato. L’intensità carbonica della generazione elettrica in Francia (con il 75% di elettricità da fonte nucleare) si attesta a 56 grammi CO2 per kWh contro una media europea di 278 grammi. Ma in Italia il tema trattato spesso con superficialità e sensazionalismo dai media, risente anche della polarizzazione del dibattito, e finisce ostaggio di schieramenti politici, rimanendo quasi sempre orfano di ragionamenti basati su numeri ed evidenze.
L’uso sempre più diffuso di sistemi di mobilità elettrica, il crescente utilizzo di sistemi di condizionamento dell’aria e di dispositivi elettronici fanno prevedere un’impennata della domanda di energia elettrica. Nonostante il massimo dispiegamento di rinnovabili, le misure di efficientamento, e i progressi nelle batterie e sistemi di accumulo non sarà pensabile procedere a una rapida decarbonizzazione delle fonti energetiche senza il contributo della fissione nucleare.
Per capire meglio se stiamo parlando di una prospettiva futura o stiamo descrivendo il crepuscolo di una parentesi tecnologica del secolo scorso, è in programma una trilogia di Dialoghi sul nucleare.
Questo è il primo dei tre: “Il nucleare spiegato facile dall’Avvocato dell’Atomo” con Luca Romano, laureato in Fisica Teorica a Torino e autore del saggio L’avvocato dell’Atomo (Fazi).
Modera Patrizia Feletig.
Chi è un fan dell’innovazione può non essere interessato alla tecnologia nucleare?



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