Il 2020 non viene ricordato solo come l’anno zero della pandemia ma nella manifattura, anche per la strozzatura nelle forniture di microprocessori. Con il calo di domanda del settore automotive nella prima metà dell’anno, i fabbricanti di microchip hanno trovato un immediato sbocco nell’elettronica di consumo la cui domanda veniva sospinta dallo sconvolgimento degli stili di vita di metà dell’umanità. La ripresa, prima del previsto, del settore automobilistico ha provocato un affanno nell’approvvigionamento di microchips tanto che si valuta una mancata produzione di oltre 1,3 milioni di autoveicoli con oltre 60 miliardi di danni per le case automobilistiche.
I microchip sono il cuore pulsante dell’era digitale. Il principio di sovranità tecnologica della cui importanza ci siamo dolorosamente accorti prima con la penuria di mascherine e altri dispositivi medicali e ora con i vaccini, diventa dunque un elemento strategico. Questo sarà uno degli spunti dell’incontro con Hermann Hauser, fisico, imprenditore, venture capitalist e vice presidente dell’advisory board dell’European Innovation Center, il fondo europeo da 3 miliardi di euro destinato a creare unicorni continentali scalando rischiose startup deep-tech.
Hauser ha cominciato la sua carriera imprenditoriale a Cambridge (UK) fondando Acorn e nel 1990 il suo spin-off Arm Ltd produttore di semiconduttori e sviluppatore di software del microprocessore più diffuso al mondo (nel 99% degli smartphone). Uscito dalla società britannica, ha fondato nel 2004 Amadeus Capital Partners. Quando lo scorso settembre Nvidia ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Softbank per acquisire Arm Ltd. per 40 miliardi di dollari, si è trattato di una delle più grandi acquisizioni nel settore tecnologico. Ma anche una delle più discusse sotto il profilo della salvaguardia la sovranità tecnologica europea.
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In conversazione con Andrea Danielli e Alessio Mazzucco.



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