Venerdì 21 luglio su Focus-Mediaset, canale 35, alle ore 21 va in onda il documentario di Gianluca Genovese sul tema delicato dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sull’umanità.
Si tratta davvero di una rivoluzione che porterà benefici a tutti i cittadini in campi che spaziano dalla diagnosi medica alle relazioni interpersonali?
Oppure rischia di condurre all’estinzione della specie umana?
È possibile un impiego virtuoso di questa tecnologia?
Diversi i temi affrontati per avvicinare un pubblico generalista all’hype del momento; tra gli intervistati anche il Copernicano Lucio Bragagnolo che sintetizza così la sua visione di AI generativa.
Le chiamiamo intelligenze artificiali per convenzione, ma il quantitativo di intelligenza presente nei grandi modelli linguistici è esattamente zero.
Dici “scrivimi una presentazione per convincere il consiglio di amministrazione” e lui lo fa. Dici “scrivimi una presentazione per convincere gli alieni di Saturno” … e lui lo fa.
Si parla del problema occupazionale dei giornalisti ma nessuno considera quello degli editori. Che accadrà se la gente smetterà di apprezzare contenuti editoriali quando diventano prodotti in serie, scritti nello stesso modo, privi di qualsiasi inventiva autentica, praticamente equivalenti da una testata a un’altra…?
Si è diffusa la moda di dare in pasto al chatbot testi specifici e poi dire di parlare con Dante, con Steve Jobs o con John Lennon. Funziona meglio con i morti perché il risultato è di bassa qualità e irrita pure i vivi. Oppure perché chi dà i prompt si sente gratificato in partenza e si accontenta di quello che arriva.
In questo momento migliaia di persone sottopagate in aree depresse del mondo lavorano per addestrare modelli linguistici.
Per attività preliminari, bozze, inquadramenti, blocco dello scrittore, trasformazione del testo, lavoro di programmazione spicciolo è stato creato uno strumento formidabile.
Un chatbot compone le proprie frasi semplicemente estraendo a sorte una parola (a essere precisi un pezzo di parola) per volta. Semplicemente, l’estrazione non è casuale come quella del Lotto ma soggetta a pesi e vincoli che costituiscono l’addestramento del modello linguistico e il lavoro di contorno dei programmatori.
L’intelligenza artificiale non è fonte di alcun pericolo per il mondo. Questo non toglie che un grande modello linguistico non supervisionato non possa generare contenuti inappropriati o indesiderabili. C’è un gioco di guardie e ladri tra i programmatori che cercano di chiudere tutti gli accessi indesiderati a un chatbot e quanti invece sperimentano qualsiasi prompt pur di trovare un accesso a risposte proibite.
L’efficacia di un chatbot diminuisce al prolungarsi della conversazione.
Il problema principale per l’adozione dei grandi modelli linguistici in azienda è il lavoro meticoloso che va svolto per circoscrivere l’ambito di risposta di un chatbot e soprattutto per evitare che arrivino a un certo punto risposte errate.
Un grande modello linguistico non è in grado di superare il livello di creatività presente nel momento in cui è stato addestrato.



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