La tendenza legislativa di tutti i recenti governi, per tentare di ridurre lo stock di processi civili e penali pendenti, è stata scoraggiare l’iscrizione a ruolo di nuove cause civili (aumentando i costi della giustizia ed imponendo condizioni di procedibilità da espletarsi prima di poter adire il giudice) e di depenalizzare alcuni reati, per non impegnare i giudici penali in processi per sanzionare condotte non percepite dalla collettività come allarmanti.

Il problema è come conciliare il dovere dello Stato di dare giustizia con la necessità che questa sia celere ed efficiente. Non si può prescindere da mezzi e personale nonché più mezzi per incentivare il processo telematico ed una adeguata formazione.

Per giungere ad una giustizia civile che abbia tempi accettabili, dovrebbe considerarsi preliminare il rallentamento dei flussi di accesso delle cause civili agli uffici giudiziari (senza però giungere alla attuale denegata giustizia) incentivando i ricorsi a strutture che operino quali arbitri  e lo smaltimento dell’arretrato delle cause pendenti stabilendo criteri per cui le cause definite siano sempre numericamente superiori a quelle da definire, come avviene nell’ambito della giustizia amministrativa.

In campo Penale è necessario indurre comportamenti virtuosi (e così fare prevenzione), con il concorso di azioni congiunte sia sotto il profilo amministrativo e civile (e non solo penale), nei settori che danno luogo a tante ipotesi di reato, poi non confermate, che impegnano le forze dell’ordine e autorità giudiziaria.