Anche durante le settimane del lockdown, in molte città italiane i rider hanno consegnato cibi pronti o altri beni muniti delle loro bici. Le piattaforme di delivery si considerano semplici mediatori tra gli esercenti ed i corrieri, e di conseguenza questi lavoratori non risultano inquadrati come subordinati, sebbene lo svolgimento delle mansioni sia dipendente dalle direttive fornite dalla piattaforma stessa.

Inoltre, sta per scadere a novembre 2020 il termine fissato dal decreto legislativo 101 che assegnava alle parti collettive il compito di regolare gli aspetti fondamentali del lavoro dei rider.

Anche dopo numerose sentenze, restano però irrisolte le questioni dell’inquadramento normativo di questi lavoratori: sono subordinati oppure autonomi?

Nell’ottica di rilanciare il dibattito, richiamando l’attenzione del legislatore su una problematica che interessa una platea di 10mila rider e complessivamente 213mila lavoratori della Gig economy, e per promuovere una riflessione sulla nuova cultura del lavoro digitale, giovedì 1 ottobre, ore 21 si confrontano con noi Marco Barbieri, professore di Diritto del Lavoro all’Università di Foggia e Piero Ichino, giurista, giornalista e politico italiano, assieme a Marco Lombardo, assessore Lavoro e Attività Produttive del comune di Bologna, città che ha negoziato il primo accordo metropolitano che sancisce i diritti e tutele dei lavoratori digitali. L’incontro è moderato da Luigi Scorca.

L’appuntamento, promosso con la collaborazione della Fondazione P&R, rientra del ciclo dei Dialoghi Copernicani e può essere seguito sui profili social e sul canale YouTube dell’associazione.

 

Giovedì 1 ottobre, ore 21. Subordinato o autonomo, quale inquadramento per i rider?