Per riaprire i teatri, il regista e drammaturgo Gabriele Vacis lancia una proposta sovversiva per le consuetudini della macchina teatrale. Se già prima dell’emergenza pandemica i teatri non godevano di buona salute, con il lockdown e le restrizioni nella fase 2 si cancella ogni possibilità di pensare a rappresentazioni fotocopia di quelle che avvenivano prima.

Vacis propone allora ambienti teatrali sempre aperti. Di mattina, di sera, di notte. Aperti al pubblico per le prove, per le registrazioni, accessibile al pubblico non solo l’ingresso nel foyer, ma rendere visibile anche il back stage e tutti gli indispensabili ingranaggi senza i quali non si va in scena. Questo non solo permetterebbe di diluire il pubblico conformemente alle regole di distanziamento fisico, ma forse allargherebbe  pure nuove fasce di pubblico attirati dalla miriade di mondi racchiusi dietro un palcoscenico.

Facile prevedere le critiche, i giudizi tranchant, le feroci opposizioni. Ma dietro un progetto artistico e un artista, tutti i problemi scompaiono. Non è certo una cosa che si può fare per legge, ma è una strada che alcune compagnie, magari spinte dal bisogno, potrebbero tentare. E magari avere successo. Poi sindacati, dirigenti e normativa si adeguano. Qui la proposta di Vacis raccontata da Natalino Balasso.

 

Artisti alla riscossa dei teatri soccombenti al CoviD19
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