Edoardo Colombo - Industria Turistica e Blockchain

Se con internet prima e con la diffusione degli smartphone dopo i nostri comportamenti si sono trasformati radicalmente, l’avvento della blockchain è la nuova rivoluzione che presto cambierà molti modelli di business, nelle varie e molteplici modalità di interazione e di intermediazione b2b e b2c.

Si stima che entro il 2025 il 10% del PIL globale sarà fondato su tecnologie blockchain e poiché il turismo è il settore più digitalizzato, è ragionevole ipotizzare che entro un decennio il valore in viaggi transati, attraverso database distribuiti, si aggirerà intorno al trilione, cioè un milione di miliardi di euro.

Distinguendo bene l’infrastruttura dal più controverso tema delle cryptovalute, il modello di interazione diretta e disintermediata andrà a intaccare alcuni tra i 3 grandi intermediari che oggi si contendono il ruolo di one stop shop della travel industry, Online Travel Agency, Compagnie aeree e Catene alberghiere.

Come avvenuto in passato dove la mediazione di fatto si è solo spostata dal catalogo cartaceo al web facendo emergere nuovi player, anche grazie alla blockchain nasceranno nuovi operatori favorendo l’aggregazione di prodotto e la partecipazione diretta al mercato anche di piccoli player.

Un pacchetto di viaggio è infatti la somma di più fornitori di vari settori: trasporti, ospitalità, ristorazione, attività culturali, intrattenimento etc. e lo smart contract sembra fatto su misura per regolare le relazioni, abbattere le controversie e riconoscere il dovuto ai singoli componenti dell’offerta di viaggi.

Il vantaggio competitivo di uno smart contract consiste infatti nel fatto che si attua solo all’effettivo avvenire delle condizioni prevista dagli accordi e quindi favorisce l’aggregazione di offerta.

Il time stamp certifica una prenotazione o una cancellazione e anche un ritardo, e se viene associato con le condizioni predefinite delle caparre o dei rimborsi è un dato abilitante utile a sancire interazioni commerciali.

Contemporaneamente l’investimento sugli ecosistemi digitali del turismo sia pubblici che misti, come nel caso delle DMO ( Destination Management Organization) è sempre più ingente.

Anche nel privato si assiste per esempio all’ultimo acquisto di Tripadvisor che ha rilevato la piattaforma islandese Bokun.io e Booking.com che ha acquisito FareHarbor.com di Denver, entrambi creatori di software basato sull’aggregazione di offerta per la prenotazione di attività ed esperienze turistiche.

Dopo aver cannibalizzato ricettività e ristorazione questo è un segnale chiaro di ingresso a pieno titolo nel mercato dei servizi ancillari, per la commercializzazione delle esperienze e delle passioni.

Un territorio fino ad ora ancora poco esplorato che però vede gli attori imprenditoriali del mercato locale, in particolare in Italia, in grave ritardo digitale se non spesso ancora del tutto offline.

Tutto ciò condiziona anche le riflessioni sugli sviluppi della direttiva pacchetti che deve tener conto delle mutate condizioni rese possibili dalla sempre più rapida implementazione di tecnologie abilitanti.

Una tipica situazione di indeterminatezza che spesso favorisce player internazionali, liberi di operare in contesti indipendenti dai confini amministrativi, penalizzando chi deve sottostare ai vincoli della legislazione nazionale.

L’opportunità di fruire di un’esperienza digitale di acquisto, su piattaforme che utilizzano la tecnologia blockchain, potrebbe costituire the “next big thing” del settore e in qualche modo cominciare a intaccare il dominio dei grandi player.

Proprio in quest’ottica il più grande tour operator tedesco TUI si è mosso in anticipo e anche se dichiara di averlo fatto solo per il considerevole risparmio in termini di cybersecurity, ha trasposto su un db distribuito interno tutto il proprio repository d’offerta, utilizzandolo per spostare le disponibilità di letti tra diversi punti d’offerta.

Il vantaggio della sicurezza del dato garantisce infatti che le informazioni non possano mai essere “offline” o cancellate accidentalmente, anche a causa di un attacco informatico, garantendo che le transazioni siano sempre rintracciabili.

In questo scenario stanno sorgendo numerose iniziative sostenute anche attraverso emissioni di ICO (Initial Coin Offering) che sono una sorta di Futures sull’acquisto di pernottamenti in camere di albergo, realizzando canali di distribuzione alternativi a basso costo rispetto alle attuali OTA.

Alcuni esempi sono Lockchain, da poco ribattezzata Locktrip, WindingTree o l’australiana WebJet anche la più ambiziosa Blockchain Hotels che si pone l’obiettivo ancora più ambizioso di sviluppare e costruire una nuova catena alberghiera.

Nel caso delle residenze non alberghiere, la modalità di intermediazione diretta Peer To Peer sarà sicuramente dirompente.

Il successo di Air Bnb per ammissione del suo fondatore Brian Chesky è molto dovuto a uno strumento che garantisce fiducia tra le parti in particolare nei pagamenti.

Un esempio di applicazione fondata su blockchain è il “decentralized home sharing network” di Bee Nest e Bee Token.

Guardando ad altri servizi che più trasformeranno l’industria turistica il tema dell’identità è certamente rivoluzionario.

Se si pensa che ancora oggi nonostante nel mondo ci siano 7 miliardi di smartphone, molti già dotati di strumenti di riconoscimento biometrico o di identità digitale, per riconoscere l’identità ancora viaggiamo con un libretto cartaceo dotato di un codice.

Esempi interessante sono Civic.com o ShoCard in collaborazione con SITA, (Société Internationale de Télécommunications Aéronautiques) l’operatore leader nel settore dell’information technology aeroportuale.

Entrambi sono ambiziosi progetti che hanno lanciato una visionaria tecnologia di verifica dell’identità, attraverso blockchain, consentendo ai consumatori di autorizzare con un nuovo standard di Single Sign On, l’uso delle loro identità in tempo reale per qualsiasi funzione, per esempio un checkin in aeroporto o in albergo o la gestione di un ticket di accesso a un Museo o a qualsiasi attrazione.

Anche in Italia è nata un’applicazione fondata su una tecnologia di certificazione TBoxChain, che si concentra sulla possibilità di esprimere recensioni in modo autenticato, al fine di contrastare il “mercato” delle false recensioni, sia che siano espressioni di gradimento che di critica, di alberghi e ristoranti.

Una soluzione anch’essa di origine italiana, il fondatore è Fulvio Dominici, e che ha riscontrato un enorme attenzione internazionale è Ubiatar che coniuga la realtà virtuale con la presenza fisica consentendo di visitare un luogo attraverso una persona che dall’altra parte del mondo, in live streaming, consente di vivere un’esperienza anche personalizzabile.

In una prospettiva di grande crescita del turismo associato ai prodotti tipici ed enogastronomici locali, anche le soluzioni sviluppate da Ernst Young nel campo, è il caso di dirlo, della tracciabilità alimentare su blockchain avranno rilevanza in quanto forme di rassicurazione per i turisti in cerca di prodotti autentici e non contraffatti.

Al riconoscimento dell’identità è naturale associare il tema dei pagamenti e dei programmi di loyalty.

Nel primo caso ci sono esempi interessanti come STEP, ma è naturale pensare che il bitcoin e alcune cryptovalute, al netto della loro volatilità, costituiscono una moneta transnazionale che avrà un possibile ruolo di protagonista dell’industria turistica.

Poter risolvere il vincolo del cambio valute potrebbe semplificare di molto la commercializzazione anche per aree ad alto sviluppo che utilizzano valute locali spesso non convertibili.

La blockchain abilita anche un’area di enorme sviluppo nella possibile convertibilità dei punti fedeltà, e in questo caso un esempio è Trippki, un bene che non è direttamente trasformabile in denaro ma che grazie a token e cryptovalute potrebbe innescare un mercato di scambio traducibile in vantaggi interessanti.

Il concetto di moneta programmabile potrebbe inoltre introdurre modelli di business innovativi, anche in termini di marketing.

Si pensi al modello dei Buoni Pasto che potrebbero essere sostituiti da token spendibili solo in determinate condizioni di viaggio, utili anche a favorire la destagionalizzazione.

In quest’ottica anche la tassa di soggiorno potrebbe essere rivoluzionata, invertendo il paradigma in cui il Comune incassa i soldi al termine della permanenza attraverso l’albergatore, come sostituto di imposta, e attivando una relazione diretta con il suo cliente/viaggiatore, nel momento in cui è presente sul territorio, e a cui potrebbe offrire servizi e sconti.

Nell’ambito della logistica e dei trasporti la blockchain può rendere trasparente i vari movimenti dei bagagli che nelle tratte internazionali passano di mano a vari soggetti che operano negli aeroporti.

Disporre di un tracking in tempo reale consentirà in primo luogo di identificare immediatamente dove sia il bagaglio e da chi sia stato smarrito e di conseguenza risolverà qualsiasi conflitto di competenza.

Anche i rimborsi dovuti a causa di ritardi sui voli sono già argomento di servizi innovativi fondati su smart contract, come per esempio l’assicurazione Fizzy di AXA che garantisce una restituzione immediata nell’esatto momento del superamento delle 2 ore di ritardo, facendo dimenticare le modalità lente della burocrazia.

Sul tema dell’intermediazione in Italia ci sono almeno 4 database dell’offerta ricettiva ed è necessario proseguire nella creazione di un’unica digital library che attribuisca codici identificativi univoci che cataloghino tutti i vari soggetti.

In conclusione la rivoluzione della blockchain, con le sue caratteristiche di disintermediazione, costituisce un’occasione irripetibile per riconsegnare a chi svolge l’attività imprenditoriale turistica quella parte significativa di margine che oggi di fatto è delocalizzata e sottratta al PIL, in quanto è ad appannaggio di operatori che fatturano e pagano le tasse in altri Paesi.


L’autore:

Edoardo Colombo

Esperto di innovazione e turismo, si è impegnato sui temi della trasformazione digitale nella Pubblica Amministrazione, per favorire il cambiamento nell’economia della condivisione e dell’open Innovation.

Come consigliere della Task Force per l’Agenda digitale della Presidenza del Consiglio con Francesco Caio (con cui ha poi collaborato anche in qualità di advisor di Poste Italiane) ha partecipato all’attuazione di progetti di semplificazione amministrativa.

Ha fatto parte del TDLab – Laboratorio Turismo Digitale – indicato tra i 5 esperti scelti dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, e nei precedenti governi è stato esperto tecnico scientifico del MIUR per la valutazione dei progetti Smart City e Social Innovation.

Per sostenere le imprese italiane più innovative come Consigliere di Amministrazione dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione della Presidenza del Consiglio, e in occasione dell’Expo di Shanghai, ha ideato l’iniziativa “Italia degli Innovatori” che ha poi dato vita alla creazione dei Centri di Trasferimento Tecnologico italiani in Cina.

Precedentemente è stato il consigliere per l’innovazione del Ministro Affari Regionali e Turismo e del Ministro del Turismo sviluppando iniziative di promozione e comunicazione sui social media e coordinando il portale nazionale del turiamo.

Attualmente è anche coeditore di WeTheItalians.com, iniziativa di comunicazione italiana rivolta alla comunità degli italo americani negli USA.


Questo artico è tratto dal “Dossier Economia Digitale”, pubblicato dall’Associazione I Copernicani nel mese di ottobre 2018

Industria Turistica e Blockchain, come gli smart contracts trasformeranno i modelli di business e l’intermediazione.

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