Lo sviluppo sostenibile deve conciliare sfruttamento e tutela del patrimonio culturale del Paese; questo si compone di elementi tangibili, quali paesaggio, territorio, manufatti, e di altri intangibili, come lingua, letteratura, scienze, saper fare, che assumono valore solo se messi a sistema e posti a continuo confronto con il tessuto sociale, economico e culturale presente.

Ambiente e paesaggio sono patrimoni da tutelare; ma da essi possono scaturire occasioni importanti di sviluppo economico. In Italia il rapporto tra tessuto sociale e imprenditoriale da un lato e sistema della cultura dall’altro è stato spesso conflittuale e sterile, mentre ambiente, paesaggio e territorio, causa assenza di una chiara strategia di gestione, sono terreno di conflitto tra rinnovamento e conservazione. Il paesaggio non può essere un titolo per fregiarsi di un riconoscimento UNESCO. Il paesaggio è cultura e al tempo stesso crea attrazione turistica, migliorandone la sostenibilità economica.

Bisogna sostenere la timidamente crescente visione positiva del patrimonio come fonte di sviluppo, dove la tutela si fondi sulla coscienza del valore, la valorizzazione apra all’interazione con il tessuto territoriale, la gestione assuma modelli nuovi, anche sussidiari; il primo asset del soft power del nostro Paese può così diventare risorsa per la sua crescita e la sua rigenerazione.