2 La viralità: dalla dittatura della prossimità ai potenti meccanismi di influenzamento in rete

Il termine “comunicare” nella lingua italiana assume più significati. Scorrendo il dizionario il primo e più riconosciuto è: “rendere nota una informazione”. Il secondo, meno immediato è: “rendere noto un sentimento”. A seguire, meno utilizzato ma perfettamente in linea con il nostro contesto “trasmettere per contagio”. La combinazione di questi elementi conduce ad una chiave di lettura, immediata ma non per questo superficiale, di fenomeni che osserviamo quotidianamente. La possibilità di condividere informazioni con vaste platee non è più dominio di un numero limitato di media ma è alla portata di tutti. Trasmettere messaggi che fanno leva sul sentimento e si sposano con le “alchimie” degli strumenti utilizzati può rendere virale il messaggio e raggiungere chiunque.

Internet aumenta la viralità e riduce i gradi di separazione (da 6 a 4)

Le teoria dei 6 gradi di separazione (F. Karinthy 1939) e del “mondo piccolo” (S.Milgram 1967) sono state confermate e superate con l’avvento della rete. Una sperimentazione dell’Università degli studi di Milano basata su Facebook ha determinato una media di gradi di separazione tra due singoli individui pari a 4,74, con il 92% delle coppie separato da non più di 4 gradi. La velocità dell’informazione non è neppure lontanamente paragonabile a quella dei precedenti esperimenti, basata sul contatto diretto, telefonico, via posta tradizionale. La forma e l’immediatezza del messaggio, la capacità di far risuonare le giuste corde, porta a risultati inimmaginabili fino a pochi anni addietro. Non è un caso che la differenza tra gli esperimenti sulla teoria di Karinthy e le successive sperimentazioni che hanno utilizzato i social network abbiano alla base un coefficiente moltiplicatore: non tutte le relazioni sulla rete sono reali e dirette conoscenze.

Ad Agosto di quest’anno un muratore calabrese disoccupato ha generato 1,5 Milioni di interazioni su Facebook. Tre volte di più del giornalista Marco Travaglio e due volte più del Partito Democratico. I suoi messaggi sono brevi, massimo due righe, in caratteri cubitali. Spesso solo commenti a una foto, didascalie o frasi attribuite a personaggi politici. Un suo post ha raggiunto la bellezza di 10 milioni di lettori (fonte Corriere.it Federico Furbini). Per lui come molti altri gestori di pagine non ufficiali non è importante raggiungere il cervello dei suoi interlocutori, è sufficiente parlare al “secondo cervello” al pacco intestinale. I messaggi devono suscitare indignazione e apprezzamento immediato. Sono costruiti per aumentare l’interazione e conseguentemente la visibilità sul social.

I nuovi influenzatori sono spesso anonimi, anni addietro si sarebbero potuti identificare nei “ras” di piccole organizzazioni, nel migliore dei casi con approccio piramidale a supporto di maggioranze (o minoranze dominanti) organizzate.

La politica si sposta sulla rete

La politica non si fa dunque più nei palazzi, si deve ancora fare nelle piazze; tra la gente e con la gente, ma spesso si fa per parlare alla Rete. Se non è sulla rete, se non se ne parla, potrebbe non essere accaduto, o se accaduto essere comunque irrilevante. E’ l’era delle piazze virtuali, del non luogo in senso stretto e non architettonico. I destinatari dei messaggi spesso non si informano attivamente ma si lasciano andare alla perennemente esposizione alla comunicazione e sono sollecitati a partecipare al processo, con like e condivisioni.

Secondo una recente ricerca Dscout, lo schermo di uno smartphone viene toccato 2.600 volte ogni giorno, con punte di 5.400 volte per gli utenti più accaniti; la media degli utenti è quasi due ore e mezza. La prossimità non è più un must come nel passato e forse neppure più un valore, se non un’occasione per attivare il virtuale. Un incontro con un personaggio pubblico non è più un’occasione di approfondimento ma una immancabile opportunità da selfie o diretta social. Maggioranze ma anche minoranze distratte della politica si sono fatte sorprendere dall’avvento delle nuove forme di comunicazione mentre già stavano perdendo la capacità di coprire il territorio con la rete fisica di sezioni e circoli di cui fu maestra prima la sinistra e poi la destra negli anni ’90, anche grazie a un mirato trasferimento di risorse e conoscenze.

Scompaiono o si sgonfiano partiti piccoli e grandi, appaiono e crescono esponenzialmente movimenti e metamorfosi di organizzazioni preesistenti. La potente macchina mediatica del MS5 la fantomatica “BESTIA” di Salvini, in grado si dice di poter orientare o tarare i messaggi grazie alla sua capacità di captare ed elaborare le reazioni e le aspettative degli utenti, sono l’esempio nostrano. Fuori dai nostri confini il caso delle elezioni presidenziali americane è emblematico, circa 500 account fasulli e un budget promozionale di soli 100 mila Euro riconducibili alla Russia hanno spostato molti voti durante la campagna elettorale USA 2016, insieme ad un ulteriore contributo di circa 2200 contenuti sponsorizzati per una spesa di soli 50 mila Dollari.

Dall’Istituto Luce a “sputtaniamolitutti3.com” sono passati oltre 60 anni e XVIII legislature ma per il nostro paese quella in corso è l’unica realmente influenzata dai nuovi social media. Il numero di interazioni delle pagine politiche Unofficial ha raggiunto i livelli dei media tradizionali e supera quello dei partiti tradizionali e dei loro principali esponenti Non è necessariamente militanza, ma seguire l’onda è diventato un mestiere. Una visualizzazione può valere frazioni di centesimo, un click fino a 10 Centesimi. Nel 2012 esce il libro LUI è tornato di T. Vermes. Nel racconto un redivivo Führer risvegliatosi nella nostra epoca scopre l’evoluzione della televisione e la potenza comunicativa dello strumento. Vermes è classe ’67, forse un po’ “old economy, nel suo romanzo, il www merita solo un accenno, ma invece solo 6 anni dopo è al centro delle campagne elettorali. L’Hitler di Vermes nota che i notiziari sono sempre più confusi, lo speaker racconta la notizia, ma lo spettatore è distratto dalle scritte che continuamente passano in sovrimpressione, quasi a sottolineare l’inutilità della notizia raccontata. Un trucco meraviglioso, basta dare le buone notizie con enfasi “Oggi le eroiche truppe tedesche hanno restituito al Duce la libertà!” e le cattive sottovoce e sovrascritte da altre informazioni. E’ esattamente quanto accade oggi sistematicamente sulla rete, spostando l’attenzione dei cittadini da problemi reali a fatti spesso insussistenti.

La scarsa preparazione delle masse aumenta il potere di influenzarle. Se nel 1948 la vittoria di Bartali al Tour de France ci salvò da una potenziale guerra civile cosa può oggi fare la rete che è in grado non solo di spostare l’attenzione sulla notizia, ma anche di creare notizie inesistenti? Le maggioranze parlamentari distratte che oggi si fanno surclassare da minoranze organizzate erano in realtà a loro volta élite forti di una sistematica programmazione. La storia ha già ripresentato ciclicamente un’alternanza di Élite e populismo, con cicli medio lunghi. I nuovi mezzi di comunicazione agiscono da acceleratori del processo di distruzione delle élite a favore del populismo organizzato, con il risultato drammatico che il processo di formazione della nuova classe dirigente rischia di non essere compatibile con la velocità del cambiamento.

Gli esempi cominciano ad essere molteplici, a partire dalle amministrazioni locali piccole e grandi fino a nuove maggioranze parlamentari che attraverso i meccanismi della democrazia rappresentativa hanno sovvertito le consuetudini pregresse portando in posizioni delicate esordienti spesso non già in possesso delle necessarie competenze. Non che l’età sia necessariamente un indicatore di performance ma tra la XVI e la XVII legislatura è scesa di 4 anni al senato e ben 6 alla camera (fonte Mediapolis).

La velocità del nuovo millennio e l’economia globale non sono compatibili con la formazione di una nuova classe dirigente; al momento l’esperimento su scala ridotta dei nuovi amministratori locali di territori grandi e piccoli mostra più ombre che luci.

Pareto teorizzava che l’essenza della democrazia fosse la somma del popolo e della classe dirigente. Quando la classe dirigente perde contatto con il popolo diventa da prima dominante e poi sovrastante; estranea ed incapace di incanalare e cooptare nuove energie.

Il ceto medio si proletarizza e sprofonda nel disaggio del benessere calante, il flusso vitale è interrotto. Il populismo è tendenzialmente la risposta al disagio, e innesca un circolo vizioso perché rallenta o addirittura blocca la formazione della nuova classe dirigente.

Cadono dunque i principi del lento e continuo mutamento delle élite (Mosca) e della lotta di élite concorrenti (Pareto). Si governa con la forza e con l’astuzia e le democrazie sono guidate da minoranze attive capaci di comunicare con le emozioni. Spesso giganti con i piedi di argilla, ben lungi da poter contare su competenze e professionalità necessarie a rispondere alle esigenze dell’oggi e del domani.

La società è sana e vitale solo se è in grado di riconoscere e promuovere una adeguata classe dirigente al potere e garantire il suo ricambio, una democrazia senza élite è decapitata e destinata a morire, come una democrazia senza popolo.

Non esiste di fatto e non può esistere un governo del popolo, la Democrazia rappresentativa necessità la continua formazione della classe dirigente.

(fonti Varie + M. Veneziani, La Stampa)

Diversi politici hanno dimostrato che per raggiungere l’elettorato bisogna attivare le emozioni, attraverso la “pancia”. Per uscire dal vicolo cieco occorrono però buone idee e capacità di realizzarle, ma ciò richiede ragionamenti e azioni che tendono invece a bloccare le viscere.

Ricordando sempre che siamo e restiamo in un sistema di democrazia rappresentativa è fondamentale lavorare sugli elettori, sui rappresentati e su chi veicola le informazioni. Occorre lavorare dunque su tre fronti:

  • Si devono ripristinare i circuiti in cui si forma l’élite; avviare un processo di formazione e affiancamento continuo della classe politica, anche attraverso canali di ascolto che possano veicolare proposte articolate provenienti dalle migliori esperienze e competenze disponibili, a prescindere dalla “bandiera” di appartenenza”. Essere sempre pronti a cooptare nuove energie vitali e pianificare il cambiamento generazionale.
  • Combattere l’analfabetismo funzionale, dare gli strumenti al cittadino per cogliere le opportunità, attivare le sinapsi, consentendo una reale consapevolezza e possibilità di approfondimento.
  • Proteggere il destinatario dell’informazione attraverso la responsabilizzazione diretta dei Social Network al pari dei media tradizionali e con simili responsabilità editoriali.
2 La viralità: dalla dittatura della prossimità ai potenti meccanismi di influenzamento in rete

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