2 Può la tecnologia aiutarci a gestire la complessità che ha contribuito a generare?

Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una progressiva accelerazione del cambiamento e dell’aumento di complessità dei sistemi economici, politici e sociali. Le spinte di questa accelerazione sono numerose: la tecnologia, la globalizzazione, la crescita demografica, i fattori ambientali; queste forze si autoalimentano in mutua interazione dando luogo a dinamiche esponenziali. La compressione del tempo e dello spazio operata dalla diffusione delle tecnologie digitali accelera i processi di globalizzazione, insieme le tecnologie digitali e la globalizzazione incrementano la complessità delle interazioni e gli stress ai quali sono sottoposti i sistemi sociali.

La dimensione della velocità

Dice Thomas Friedman nel suo libro “Grazie per essere arrivato tardi: Un ottimista nell’epoca delle accelerazioni”:

“Questo è ciò che sta accadendo oggi. «Il mondo non sta solo cambiando rapidamente» aggiunge Dov Seidman. «Esso sta cambiando completamente forma: sta cominciando a funzionare in modo diverso» in molti campi simultaneamente. «E questo rimodellamento sta avvenendo a una velocità superiore a quella con cui noi stessi, i nostri leader, le nostre istituzioni, le nostre società e le nostre scelte etiche riusciamo a adattarci a essi.»

C’è evidentemente un certo sfasamento tra l’accelerazione del cambiamento e la nostra capacità di sviluppare sistemi di apprendimento, di formazione, di controllo, reti di sicurezza sociale e regolamenti governativi che possano permettere ai cittadini di ottenere più benefici possibili da queste accelerazioni e attutirne gli effetti negativi. Questa discrepanza è al centro dell’agitazione che sconvolge la politica e la società sia nel mondo sviluppato sia in quello in via di sviluppo. Oggi, probabilmente, essa rappresenta la sfida più grande cui i governi di tutto il mondo si trovano di fronte.”

Eric Teller responsabile della ricerca di google ha rappresentato questo fenomeno con il grafico in figura:

Eric Teller
Eric Teller

Illustra un fatto molto importante: anche se gli esseri umani e le società fino ad oggi si sono costantemente adattati al cambiamento, oggi il ritmo del progresso tecnologico sta accelerando così rapidamente che ha superato la velocità media alla quale la maggior parte delle persone riesce ad assorbire tutti questi cambiamenti. Molti di noi non riescono più a tenere il passo.

Soprattutto in America ed in Europa le accelerazioni che abbiamo descritto hanno creato un disconnessione tra il ritmo dei cambiamento e la capacità delle persone e dei sistemi di governo di adattarsi a questi cambiamenti. Come biasimarli? Afferma sempre Friedman, quando così tante cose accelerano nello stesso momento, è facile sentirsi in un kayak fra le rapide, trascinati dalla corrente a velocità sempre più sostenuta. In queste condizioni è quasi irresistibile la tentazione di fare una cosa istintiva, ma sbagliata: immergere la pagaia in acqua per cercare di rallentare. Non funziona come spiegano gli specialisti di questa attività sportiva, per aumentare la stabilità tra le rapide è importante muoversi alla stessa velocità della corrente o ancora più veloci. Ogni volta che trascinate la pagaia in acqua come un timone perdete slancio e ciò vi rende più soggetti a ribaltarvi. Lo stesso vale per chi governa oggi. L’unico modo di manovrare è pagaiare alla stessa velocità o ancora più veloci del ritmo del cambiamento nella tecnologia, nella globalizzazione e nell’ambiente. Ricercare stabilità dinamica, bilanciare equilibrio e velocità è la strategia per sopravvivere e prosperare. Teller per meglio spiegare il processo di adattamento necessario a raggiungere la stabilità dinamica suggerisce la metafora della bicicletta. Quando abituati ad andare a piedi la proviamo per la prima voltà è praticamente impossibile mantenere l’equilibrio, quando impariamo ad utilizzare la velocità a nostro favore, diventa possibile e facile gestire l’equilibrio ed abbiamo potenziato le nostre capacità.

La dimensione della complessità

Definire la complessità non è semplice ed assume connotazioni diverse a secondo del contesto nel quale si analizza, possiamo però caratterizzare i sistemi complessi in maniera intuitiva sulla base delle seguenti proprietà e della definizione di varietà fornite dalla cibernetica:

  1. La loro evoluzione è difficile da predire (es. terremoti, mercati azionari)
  2. E parimenti difficile predire la reazioni a fronte di interventi su di essi, anche piccoli (“Effetto Farfalla”).
  3. La complessità cresce esponenzialmente con il crescere delle interazioni possibili tra le parti del sistema e tra il sistema e le sue parti con l’ambiente circostante.

La Cibernetica definisce come misura della complessità la Varietà ovvero il numero di stati interessanti dal punto di vista dei nostri fini di intervento sul sistema. Per fare un esempio un semaforo, se il nostro scopo è attraversare l’incrocio possiamo considerarlo di varietà 3 (tre stati interessanti Rosso, Giallo, Verde). Lo sviluppo esponenziale della tecnologia, della globalizzazione e degli stress ambientali ha fatto sì che la complessità delle situazioni da gestire sia cresciuta a sua volta esponenzialmente. Lo sviluppo della tecnologia ha creato e continua a creare una miriade di situazioni nuove, prima sconosciute: Uber, I social network e le fake news, la Gig Economy difficili da leggere e gestire con i metodi e l’etica tradizionale. La globalizzazione fa crescere esponenzialmente le interazioni tra organizzazioni e persone di stati diversi tanto da farle sfuggire al controllo ed alla regolamentazione delle tradizionali strutture di governo. I sistemi finanziari per esempio con le loro interconnessioni e le loro transazioni alla velocità della luce hanno creato una crisi finanziaria di dimensioni planetarie che è completamente sfuggita al controllo degli stati nazionali i quali hanno dovuto gestirla con cure palliative. Le multinazionali digitali, sempre più potenti ed a carattere monopolistico, aumentano la loro influenza nei processi decisionali globali. L’opinione pubblica di un paese e le stesse elezioni democratiche possono essere influenzate da agenti in altri paesi. Gli stress climatici, ci pongono di fronte a potenziali eventi catastrofici da gestire.

L’effetto combinato dell’incremento dell’accelerazione e della complessità

L’effetto combinato dell’accelerazione e della complessità stà mettendo in fortissima crisi tutti i sistemi sociali ed i sistemi di governo. Le persone sono disorientate e faticano a comprendere le cause del disagio mentre i sistemi di governo si dimostrano sempre meno efficaci nella gestione dei temi emergenti. I populismi cavalcano questo disagio proponendo soluzioni semplicistiche di fuga dalla realtà, soluzioni che inducono a pensare che la complessità non esista ma sia solo una sorta di complotto ordito da forze oscure ed eliminabile con un colpo di spugna.

L’impatto sui sistemi di governo democratico

I sistemi maggiormente in difficoltà sono quelli liberal-democratici. Le politiche democratiche implicano processi di delibera, dibattito, consultazione, negoziazione, compromesso ecc. Attività che richiedono tempo e rallentano i processi decisionali . Tutto in apparente conflitto con la necessità di gestire un mondo in accelerazione sempre più volatile ed imprevedibile. L’incremento della complessità aggiunge un ulteriore tema, secondo Cibernetica, legge di Ashby

“Per ogni sistema che ne governa un altro, il sistema complesso più ampio deve avere un grado di complessità comparabile al sistema che ne è governato”.

Il grado di complessità in un sistema e quello di un sistema che lo governa devono essere comparabili. Ne emerge che non è possibile usare controlli semplicistici per gestire effettivamente un sistema complesso operante. Ashby usò come esempio la capacità del nostro sistema immunitario di formulare un’ampia varietà di risposte ad un’infezione. Da queste considerazioni emerge che per governare un sistema complesso sono necessarie varie e forti competenze opportunamente strutturate ed organizzate. ciò che di fatto si può definire un sistema tecnocratico complesso. Considerato il fenomeno dell’accelerazione che rende rapidamente obsolete le competenze, questo sistema tecnocratico deve essere anche in grado di rigenerarsi continuamente attraverso meccanismi evolutivi. Riprendendo l’analogia di Ashby del sistema immunitario:

“Il meccanismo per riconoscere gli elementi patogeni e per dirigere la produzione di anticorpi deve essere da ultimo così sofisticato, così capace di mutamento, quanto lo sono gli elementi patogeni stessi.”

Di fatto è necessario che esso sia un sistema che utilizzi come meccanismo evolutivo la meritocrazia e non è un caso che uno dei modelli di governo di maggior successo degli ultimi decenni sia quello di Singapore, basato appunto sulla meritocrazia e sulla tecnocrazia.

Democrazia e Tecnocrazia

Nel pensiero occidentale è radicata una grave negligenza teorica, che confonde politica e governance, democrazia e servizi, processo e risultati. Ma la “volontà del popolo” non significa soltanto lasciare che il popolo continui a ripetere i propri desideri senza risultato. Per essere ammirata, la democrazia deve realizzare qualcosa. Le elezioni sono un sistema di responsabilità, non un modo per realizzare progetti. I normali cittadini non misurano tutto questo sulla base di quanto è “democratico” lo Stato in cui vivono, ma su quanto si sentono sicuri nelle loro città, possono permettersi una casa e un lavoro stabile, quali sono le loro prospettive per la vecchiaia e la possibilità di restare in contatto con i propri familiari e amici. Tutte le società desiderano ormai un equilibrio fra prosperità e vivibilità, apertura e protezione economica, governance efficace e ascolto della voce dei cittadini, individualismo e coesione, libertà economica e welfare. La legittimazione procedurale (input legitimacy) della democrazia non può mai sostituire del tutto la legittimazione dei risultati (output legitimacy) della fornitura dei servizi di base al cittadino. Una democrazia che non produce risultati è intrinsecamente fragile, soggetta a derive autoritarie (esempio anni 1920-40 in europa), derive populiste ed oligarchiche (ciò che oggi stà succedendo in tutto il mondo). Dopo avere fatto queste considerazioni vogliamo affermare che è meglio abbandonare i sistemi democratici a favore di quelli tecnocratici ? Assolutamente no, dobbiamo riuscire in maniera innovativa a risolvere questo conflitto cercando di trasformarlo in una sinergia. Dobbiamo partire senza pregiudizi, dai valori di rappresentanza della democrazia, cercando di conciliarli con la necessità di risolvere problemi e produrre risultai utili per i cittadini oggi ed in futuro. In questo senso un buon laboratorio da prendere come riferimento può essere la Svizzera.

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