1. Non solo tecnologia: il requisito fondamentale

L’attività tradizionale di partecipazione e rappresentanza è sempre stata composta da molteplici tipologie di atti di comunicazione, relazione e deliberazione, generalmente poco strutturati, basati su strumenti materiali che oggi possono essere migliorati e potenziati con strumenti digitali.

Questi strumenti sono integrati in una ”’Piattaforma”’, può contribuire a mantenere aperta la circolazione della conoscenza nei gruppi e nelle comunità che si impegnano in progetti di conoscenza, di formulazione di proposte e/o di politiche, di realizzazione di esperimenti sociali, economici o tecnologici.

La piattaforma deve organizzare l’interazione online e fisica tra i gruppi cohe costituiscono la comunità: il pubblico di riferimento, i cittadini attivi, gli esperti su tematiche complesse o specialistiche, i responsabili ed i referenti delle organizzazioni a livello nazionale e locale.

Il prerequisito fondamentale

In questa sezione si approfondisce il prerequisito fondamentale per l’utilizzo di tecnologie digitali a supporto della vita di una organizzazione diffusa. Viene dedicato ampio approfondimento, perchè il punto è assai rilevante ed è necessario che sia acquisito.

Chiunque si occupi di Business Process Reeingineering sa che l’aspetto tecnologico è secondario rispetto all’aspetto organizzativo. Se le tecnologie vengono inserite in un contesto tradizionale, che non è adatto a riceverle, senza rivedere organizzazione e processi, il risultato non può essere positivo ed anzi, spesso, è controproducente.

Viceversa, la tecnologia dispiega i suoi effetti migliori quando viene utilizzata come leva per efficientare processi ed organizzazione.

Da dove veniamo

Abbiamo undicimila anni di storia dalla nascita delle aggregazioni sociali basate su beni e strumenti materiali. Una evoluzione molto lenta, che ci ha portato all’attuale organizzazione sociale ed economica.

Conosciamo bene il mondo nella sua dimensione materiale e le relative dinamiche. Sono appunto undicimila anni che ne osserviamo e impariamo l’evoluzione. L’avvento del mondo immateriale portato nelle nostre società dalla digitalizzazione è così sconvolgente – per alcuni persino traumatico – appunto perché è una rottura rispetto a tutte queste sedimentate certezze.

Ci sono stati altri momenti nella storia in cui cambiamenti paradigmatici hanno trasformato radicalmente la società. Ad esempio, con la conquista del fuoco si è migliorata la resistenza alle intemperie e ci si è potuti dedicare ad allargare la conquista dei territori e successivamente alla forgiatura di armi e utensili. Con l’avvento delle macchine a vapore è cominciata l’industrializzazione con il conseguente inurbamento e la divisione sociale che è stata alla base di tanti conflitti del secolo scorso. Con l’elettricità siamo arrivati ai media di massa e alle estensioni cognitive così brillantemente descritte da Marshall McLuhann in Understanding media dove in qualche modo si preconizzava il prossimo salto paradigmatico, quello della dematerializzazione.

Nell’ultimo decennio, grazie all’aumento della penetrazione degli strumenti digitali determinata dallo sviluppo dell’elettronica, il modo tradizionale di relazionarsi delle persone nella dimensione materiale è stato arricchito di una nuova dimensione immateriale che per molti di noi è divenuta – e per tutti diverrà – la principale interfaccia utente per le relazioni sociali ed economiche delle persone.

Questa dimensione immateriale avvolge e potenzia la dimensione materiale mettendo in discussione prassi consolidate e nel contempo abilitando nuove possibilità relazioni, grazie alle sue proprietà base che sono diverse rispetto a quelle materiali con cui abbiamo convissuto per molti

Evoluzione della dimensione immateriale

La ricerca di base porta a sviluppi della fisica che a loro volta sono incorporati nei dispositivi elettronici che usiamo tutti i giorni.

La celebre Legge di Moore prevede una crescita esponenziale delle capacità di elaborazione, archiviazione e comunicazione, grazie ad un raddoppio periodico del rapporto prestazioni/prezzo dei dispositivi elettronici, motivato in una capacità di realizzazione di componenti di base sempre più miniaturizzati.

Il costo marginale di elaborazione, archiviazione e comunicazione quindi è (o diviene rapidamente) sostanzialmente nullo e le possibilità enormemente maggiori. Intelligenza artificiale è la terminologia coniata per identificare il prodotto della crescita esponenziale delle possibilità di elaborazione; Big Data per identificare le possibilità di grande archiviazione; Internet of Things per la possibilità di interconnessione.

Il tutto in un gioco sinergico per cui a velocità crescente dispositivi sempre più economici si diffondono ed interconnettono sempre più; i relativi dati vengono rilevati ed archiviati, analizzati ed elaborati.

Alcuni visionari ritengono che si giungerà ad un momento in cui le macchine avranno capacità superiori a quelle di un umano e che gli esseri umani includeranno diffusamente parti elettroniche per ripristinarne o aumentarne le possibilità. Tale momento di convergenza umano-elettronico viene chiamato singolarità.

Che questa crescita esponenziale possa continuare a lungo fino a raggiungere la singolarità è tuttavia un atto di fede.

La roadmap ITRS (International Technology Roadmap for Semiconductors) è il piano di sviluppo definito dai produttori di elettronica e fissa nel 2021 l’anno in cui si raggiungerà il limite fisico della miniaturizzazione. La miniaturizzazione dei componenti elettronici non potrà spingersi oltre per effetto di interferenze quantistiche su dimensioni atomiche. I singolaritariani rispondono che questo muro verrà superato e lo sviluppo esponenziale potrà proseguire grazie all’invenzione di qualcosa ancora inimmaginato. Questo è l’atto di fede.

Anche non raggiungendo la singolarità, gli effetti sulla società saranno molto significativi.

Una volta raggiunto il limite fisico dello sviluppo, la concorrenza non più esprimibile in innovazioni di tecnologia si esprimerà in riduzioni di prezzo e i dispositivi elettronici permeeranno il mondo in maniera enormemente maggiore di quanto non facciano oggi.

La possibilità delle persone di accedere ai sistemi di calcolo, archiviazione dei propri dati e loro rilevamento e comunicazione non sarà più confinata fisicamente nei dispositivi individuali ma diffusa. Il “computer” di una persona sarà definito dalla possibilità di accesso a tali diffusi elaborazioni e dati, mediante un riconoscimento della identità, ovunque ci si trovi.

Dal computer sul tavolo, al computer nelle nostre tasche, si arriverà – letteralmente – a vivere in un computer.

Grazie al costo marginale nullo, tutto ciò che potrà essere calcolato, lo sarà; tutto ciò che potrà essere rilevato ed archiviato, lo sarà. Tutto ciò che potrà essere interconnesso, lo sarà.

Dove siamo

Tutto ciò ha subito una accelerazione negli ultimi dodici anni, con lo sviluppo delle reti wireless cellulari, in un circolo virtuoso di incremento di possibilità alimentato dalla sinergia di aumento di capacità di elaborazione dei server, delle capacità trasmissive delle reti, delle capacità di elaborazione dei computer tascabili (smartphone).

Il tutto accompagnato da una velocità di diffusione senza precedenti dei mezzi tecnici, da una democratizzazione dell’accesso alle tecnologie.

In ogni sistema in cui si introduce informazione, l’entropia diminuisce ed il sistema viene ottimizzato.

La capacità di risolvere problemi, di ottimizzare l’uso di risorse, è aumentata enormemente negli ultimi anni.

Basti pensare alla disponibilità di informazione e possibilità di collaborazione dei ricercatori in campo medico, energetico o dell’alimentazione; all’ottimizzazione di trasporto e logistica grazie a sistemi di navigazione con pieno coordinamento e conoscenza; al controllo fine della produzione ed alla riduzione delle scorte; alla dematerializzazione di molte attività, riducendo l’impatto materiale sul pianeta.

Per oltre diecimila anni il mondo ha vissuto cambiamenti drastici ma molto più lenti, che richiedevano generazioni per dispiegarsi, consentendo alla società tempi di comprensione ed adattamento (anche se alcune volte sono stati violenti).

In questo caso, questo sviluppo della dimensione immateriale è stato repentino. Parrebbe che la Divina Provvidenza sia intervenuta su un mondo che consuma risorse materiali ad un livello ben superiore alle possibilità di mantenimento, offrendo uno strumento di ottimizzazione impareggiabile.

Ogni settore umano ne è impattato e tante complessità che affrontiamo oggi affondano le loro radici in queste ragioni. Tutti i settori hanno vissuto o vivono un momento di transizione in cui le modalità tradizionali di operare sono rimesse in discussione dalle possibilità offerte dalla tecnologia. Anche la partecipazione politica.

Macro fenomeni della dimensione immateriale

Si parla di dimensione materiale e dimensione immateriale e non di mondi reali e virtuali. Non sono mondi ma dimensioni in quanto ogni attività umana precedentemente basata su strumenti e relazioni materiali in qualche misura è toccata dalla immaterialità.

Salvo alcuni casi di piena sostituzione di una precedente attività materiale con una nuova modalità immateriale, in generale l’immateriale non esclude il materiale ma lo integra, lo supplementa nello stesso modo in cui la lunghezza non è alternativa alla larghezza ma la supplementa.

Ed è tutto molto reale, non virtuale. Il termine “virtuale”, dal latino medievale virtualis, porta con sé un connotato di potenzialità non espressa. Ma questa dimensione immateriale, nella quale si svolgono relazioni sociali, economiche, politiche, è molto reale, non potenziale né inespressa.

Le regole base di comportamento della dimensione immateriale, sono assai diverse da quelle della dimensione materiale.

Nella tradizionale dimensione materiale produrre, riprodurre, immagazzinare, trasferire, manipolare hanno costi (economici e di impatto ambientale) significativi.

In questa recente dimensione immateriale questi costi sono marginali o nulli.

La materialità è intrinsecamente disconnessa in quanto composta da oggetti che non comunicano tra loro; le sue frizioni richiedono tempo per essere superate, determinano usura e i rendimenti tendono a decrescere.

L’immateriale, che è intrinsecamente connesso, è caratterizzato da feedback in tempo reale (e quindi possibilità di raccolta dati, analisi, personalizzazione ed adattamento), da una assenza di usura e da possibilità di rendimenti crescenti.

Il cordone ombelicale digitale che lega le parti in una relazione immateriale viene sfruttato per aggiornare il servizio/contenuto fornito con frequenti rilasci e personalizzato grazie all’acquisizione e conoscenza dei dati. Tale personalizzazione si spinge fino al singolo individuo ponendo questioni nuove in merito alla disponibilità di dati come asset competitivo, alla estrema riduzione di informazioni disponibili in comune.

Fino ad oggi le informazioni disponibili in comune ad una collettività hanno sempre costituito un fattore importante per mantenerne armonia e coesione, arrivando fino a definizione di veri e propri riti sociali. Con la personalizzazione individuale del flusso informativo, si erode il ruolo dei media di agire da metronomo sociale.

La personalizzazione delle informazioni ricevute, con gli attuali incentivi per chi gestisce gli algoritmi, determina l’esclusione di informazioni sgradite ed aumenta in chi le riceve la frequenza di messaggi di conferma delle proprie convinzioni e bias, favorendo con le cosiddette “filter bubbles” (bolle di informazioni filtrate) l’acquisizione di informazioni gradite, a prescindere dal loro grado di verità e correttezza.

Che ciò produca effetti sulla politica è notorio e trattato più approfonditamente in altre sezioni: dalla recrudescenza delle interazioni spinta da enfatizzazioni (determinate anche da impulsività favorita dal tempo reale ed una errata percezione di anonimato favorita dall’isolamento e dalla mediazione strumentale della comunicazione).

Sono meno noti gli effetti sull’esito elettorale anche se Facebook ha condotto esperimenti sociali che hanno dimostrato di poter condizionare il tasso di partecipazione al voto e recentemente Zuckerberg in uno scritto inviato al Parlamento Europeo ha affermato di non essere in grado di assicurare che il social network sia utilizzato in modo tale da produrre effetti manipolativi sull’andamento del voto.

La proprietà privata, fondamento del modello occidentale di risposta alle sfide dell’industrializzazione, è radicata nelle proprietà intrinseche della materialità in cui i beni sono rivali ed escludibili. Conseguentemente i beni sono portatori di diritti, immunità, facoltà e privilegi1 definiti e codificati in leggi che si fondano su rivalità ed escludibilità. Anche tutto il sistema giuridico trova un fondamento in queste due caratteristiche.

Il controllo degli asset nella dimensione immateriale non avviene sulla base di rivalità ed escludibilità. Una informazione, una volta che viene comunicata a un terzo, non diminuisce la possibilità di goderne da parte di chi la comunica.

E’ celebre l’aforisma del Presidente Thomas Jefferson:
Chi riceve un’idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia; come chi accende la sua candela con la mia riceve luce senza lasciarmi al buio.
Per poterne mantenere il controllo e replicare rivalità ed escludibilità, un bene/servizio immateriale non viene posto nella piena disponibilità del ricevente come accade con un bene materiale ma spesso, se modello di business e mercato lo consentono, viene erogato in modo connesso con un controllo centralizzato della sua fruizione.

Questa centralizzazione costituisce una discontinuità significativa rispetto alle modalità precedenti, fatto che determina attriti organizzativi e financo veri e propri conflitti tra i componenti dell’organizzazione il cui ruolo viene toccato o rimesso in discussione; conflitti che, se non gestiti e risolti sul piano della condivisione politica, possono vanificare l’adozione di sistemi di partecipazione tecnologica.

Il target individuale

Un filo invisibile lega tutti noi, costantemente alla rete. Il semplice fatto di possedere uno smartphone e tenerlo acceso ci rende permanentemente connessi.

Una inchiesta svolta da ContactLab sui cittadini europei ha dimostrato un dato consistente: nella fascia di età 16-65 anni, circa l’89% delle persone dichiarano di collegarsi ad Internet più volte al giorno o di essere connessi continuamente. In realtà siamo tutti perennemente connessi.

Ogni telefono Android o iPhone comunica in continuazione verso Google ed Apple. Ogni volta che visitiamo un contenuto che presenta un bottoncino di Facebook o Twitter, loro vengono a sapere che l’utente è passato di lì. l’App di Whatsapp comunica in continuazione verso l’azienda, così come Instagram, che per inciso, appartengono entrambe a Facebook.

Cosa definisce con maggiore precisione una persona? Nome e cognome, sesso, altezza, colore degli occhi e indirizzo o tutto l’insieme dei luoghi ove si reca, delle sue interazioni, delle sue relazioni e attività, integralmente registrati nella dimensione immateriale?

Normalmente si considera una “identità” limitatamente ai primi aspetti, quelli anagrafici ma, nella dimensione immateriale, gli aspetti più rilevanti sono i secondi, che definiscono con grande accuratezza “chi” sia una persona.

I dati, l’identità degli utenti (secondo questa definizione estensiva), sono un ingrediente utilizzabile per fare una personalizzazione dei messaggi nel contempo di massa ma anche individualmente specifica, fino a giungere ad un target composto da un singolo individuo.

Una volta che l’operatore abbia costruito una relazione con i propri utenti, ogni contenuto che ciascuno di essi riceve tramite un dispositivo connesso può veicolare a ciascuno messaggi differenti. Messaggi personalizzati su base individuale per ciascuno degli utenti e per ogni comunicazione.

Una differenza radicale rispetto alla “neutralità” dell’aria sia per le relazioni sociali che per quelle economiche cui le persone sono state sin qui abituate: l’aria non discrimina i messaggi e i messaggi, le informazioni che le persone ricevono quando si trovano in un ambiente sono uguali per tutti.

Anche in politica stiamo osservando come stia venendo meno la funzione del mercato delle idee di fissare un punto di incontro tra domanda e offerta in quanto, con una perfetta transazione personalizzata individualmente, ogni cliente può avere una offerta specifica, corrispondente ai propri interessi ed idee.

Il target non è così definito come un gruppo di utenti ma come un utente specifico, un target di uno.

Anche dal punto di vista economico, il mercato inteso come luogo dove si incontrano domanda ed offerta non esisterà più perché la domanda ed offerta saranno individuali. Non ci sarà UN mercato con n offerenti ed M acquirenti ma M “mercati” di una singola persona, ammesso che questi si possano ancora ritenere mercati in senso classico.

Si potrebbe arrivare ad un punto in cui si verifica una nuova forma di asimmetria informativa in cui una parte (l’offerta) arriva a conoscere la domanda meglio di quanto essa stessa si conosca, anticipandone i comportamenti.

Questa grande conoscenza di ciascuna singola persona, della sua identità in questa accezione estesa, potrebbe risultare una barriera all’ingresso di nuovi entranti che non dispongano di tale conoscenza, in quanto non c’è più un mercato pubblico ove avvengono transazioni, ma un insieme di relazioni individuali determinate in altrettante transazioni private.

Lo scandalo delle intercettazioni di massa (Datagate) prima e lo scandalo poi di Cambridge Analytica (l’azienda che ha abusato delle informazioni raccolte da Facebook per condizionare le opinioni delle persone con finalità politiche) hanno iniziato a creare una consapevolezza dell’ampiezza del patrimonio rappresentato dai dati dei cittadini, raccolti e accessibili ai servizi di intelligence grazie alle piattaforme.

Senza giungere a situazioni di abuso, quali quelle indicate, è evidente come il patrimonio informativo di conoscenza con dettaglio individuale della propria costituency, che abilita relazioni personalizzate, è un fattore competitivo imprescindibile per chi vorrà continuare a competere nel mercato delle idee.

Questa conoscenza è oggi sparsa nelle strutture organizzative geografiche in modo inefficiente e spesso gestibile in modo disarmonico. Il nodo dell’ottimizzazione delle strutture organizzative è centrale rispetto alla possibilità di competizione nello scenario immateriale.

Tempus fugit: l’accelerazione delle relazioni

La dimensione materiale presenta gli attriti ricordati in precedenza, ovvero trasferire richiede tempo e la gestione viene effettuata da persone; il tutto con i relativi costi. Inoltre tale dimensione è disconnessa mentre l’immateriale è connesso, tutto accade in tempo reale, l’elaborazione viene svolta da macchine ventiquattro ore al giorno su grandi quantità di dati la cui elaborazione ha un costo variabile nullo, così come la loro archiviazione.

Un affinamento di un contenuto basato sulla materialità richiede molto tempo tra progettazione, focus group, definizione, testing, produzione, distribuzione e rilevamento dei dati. Solo alla fine si potranno effettuare analisi (peraltro su dati statistici) e miglioramenti da reimmettere nel ciclo dalla prima fase.

Un affinamento di un contenuto basato sulla immaterialità può avvenire pressoché in tempo reale.

Quando si fa una modifica a un contenuto su supporto cartaceo, il processo è assai lento, gli investimenti importanti e il riscontro del gradimento del pubblico si ha con dati statistici diverse settimane dopo.

Nella dimensione immateriale, al contrario, in ogni momento è possibile avere in corso diversi A/B test: una parte dell’audience ottiene un determinato contenuto ed un’altra parte ne vede uno leggermente differente. Vengono analizzati gli scostamenti tra i due gruppi e se dopo un brevissimo arco di tempo i dati risultano consistenti, una versione viene promossa e diviene l’oggetto della comunicazione estesa.

Pressioni sulle strutture organizzative

Le organizzazioni sociali, per moltissimo tempo, sono state caratterizzate da una struttura gerarchica multilivello, geograficamente distribuita .

Si pensi ad esempio a una fabbrica con distributori e vendita al dettaglio, alle compagnie aeree con la distribuzione dei biglietti, alla distribuzione degli elettrodomestici, all’organizzazione territoriale di una banca o di una compagnia elettrica.

È evidente in tutte queste industrie come l’evoluzione che stanno avendo le stia portando verso un presidio diretto da un centro, mediato algoritmicamente.

Questo è vero anche per le organizzazioni di rappresentanza: Dato che le proprietà immateriali rendono il mondo un grande “qui”, una struttura di presidio multilivello è progressivamente meno giustificabile; il centro tende a svolgere sempre più le funzioni della struttura, grazie alla digitalizzazione dei processi, alla integrazione digitale delle filiere, al contatto diretto con le periferie e i clienti. Il tutto avviene con costi caratterizzati da investimenti inferiori e costi variabili della componente immateriale che tendono a zero.

All’inizio della fase di transizione, la maggioranza degli attori che interagiscono con una organizzazione fa riferimento a una struttura multilivello distribuita geograficamente: azienda/distributori/negozi; centrale/coordinamento/agenti; partito/sezioni/circoli; ecc. Si pensi alle compagnie aree ed alle agenzie di viaggio, al commercio online, alla distribuzione delle informazioni, alla relazione con assicurazioni o enti di previdenza, ecc. Tutto era organizzato con vari livelli indotti dalla fisicità geografica.

Quando si affaccia sulla scena un operatore organizzato con un centro che assorbe funzioni tipiche delle strutture intermedie e le gestisce con una nuova intermediazione informatica, questo godrà di un formidabile vantaggio di costo rispetto all’organizzazione tradizionale.

Naturalmente il suo target di riferimento sarà inferiore, all’inizio, ma con la progressiva dematerializzazione dei rapporti, le sue quote aumenteranno significativamente a scapito dell’operatore tradizionale che dovrà continuare a sopportare i costi e le frizioni della materialita’.

Per l’operatore tradizionale il compito è arduo: gestire la transizione minando la struttura che nella prima fase della transizione è la fonte del suo vantaggio competitivo e del suo risultato operativo, affrontando un concorrente che prescinde da una attività legacy che lo condizioni.

E ancora più arduo per le persone che, nei livelli intermedi operavano, gestendo la relazione tra i vari livelli ed esercitando un potere di controllo che la reintermediazione algoritmica minaccia di sottrarre loro.

Il modello organizzativo tradizionale di una organizzazione di rappresentanza pre-digitale, per effetto del presidio geografico, è basato su una iterazione ricorsiva piramidale: dalla dimensione più locale in cui un leader rappresenta il gruppo di base, all’insieme dei referenti di una certa zona, anch’essi rappresentati dal leader al livello successivo, e cosi’ via, salendo piramidalmente fino al livello nazionale.

Ogni leader ad ognuno di questi livelli organizza e gestisce un potere di intermediazione di istanza e rappresentanza e si aggrega con altri pari livello in gruppi omogenei, identificabili con il rispettivo leader, per determinare le politiche piu’ generali. L’onere organizzativo, la gestione delle relazioni e dei pesi relativi, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà sul mercato (sia esso dei beni o delle idee) può così tendere a prevalere rispetto all’esercizio di quella che dovrebbe essere l’attività caratteristica.

Identificare le modalità per sfruttare le potenzialità dell’immateriale senza contrapporsi ma anzi arricchendo le possibilità delle strutture intermedie è probabilmente la maggiore sfida che la trasformazione digitale impone alle organizzazioni tradizionali. Una sfida che deve essere affrontata prima che i newcomer condannino l’operatore legacy alla irrilevanza sul mercato, sia esso economico, sociale o politico.

Questo libro bianco si pone l’obiettivo di descrivere come la tecnologia possa essere utilizzata in una organizzazione per supportare l’operatività delle attività caratteristiche, una volta abbracciato un modello digitale.

Spetta alle organizzazioni stesse affrontare e risolvere il nodo relazionale ed organizzativo interno, premessa necessaria, senza cui ogni ristrutturazione delle modalità operative, per sfruttare le opportunità del digitle, è destinata a fallire.

1. Non solo tecnologia: il requisito fondamentale

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